Quelli con i quali si cantava, senza conoscere le parole. E in quanti e quante volte l'abbiamo fatto ?
Proprio come dice John Ritter, per il quale fortunatamente si e' deciso di affrontare una gelida serata New Yorkese sul finire di Gennaio. E lo spettacolo che si e' aperto davanti a noi ci ha lasciato a bocca aperta:

Un intera vetrata affacciata su Columbus Circle, la parte piu' sud-ovest di Central Park, e la 59a strada, a fare da background allo spoglio palcoscenico per una esibizione bellissima. Se passate da NYC, la Allen Room, parte del Lincoln Center ma distaccata dalla sede principale qualche strada piu' a sud, e' ospitata in un lussuoso e moderno centro commeriale (non lasciate che questo vi scoraggi, e' top-of-the-line-New-York-style). Qualsiasi evento ci sia, di solito Jazz, andate. Un piccolo anfiteatro (coperto ovviamente) con una acustica incredibile e una atmosfera surreale con le luci della strada a costruire un albero di natale virtuale (non importa che il 25/12 fosse gia' passato da piu' di un mese)
Josh Ritter e' un piacevolissimo intrattenitore con ottima padronanza del palco ma soprattutto un ottimo songwriter in grado di mettere a proprio agio il proprio attento publico, in una serata dai contorni magici. E poi ha quel sorriso e quella gioia di suonare che sono infettivi. E io che nemmeno ho i suoi dischi ma per qualche strano motivo ne conosco le canzoni, o cosi mi e' sembrato, mi sono ritrovato a cantare con lui. Senza sapere le parole, ovviamente.
Photo courtesy del blog di Josh Ritter, Used Without Permission
Singing without knowing the words e' tratto da un verso della canzone Wolves, di Josh Ritter
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