E cosi i Marah sono passati dall'Italia. 5 giorni velocissimi, con alti e bassi, anche emotivi. Discese a tutta birra da lasciare senza fiato, giri della morte con l'impressione che sarebbe tutto finito, salite lente, che fanno prevedere il precipizio, prima di chiudere gli occhi e sperare vada tutto bene. E poi finalmente l'arrivo finale, tutti salvi, tutti contenti.
5 concerti che chiudono un mese di viaggi estenuanti per l'Europa, dopo una sfilza di show in terra Americana. Una band esausta, che suona davanti ad un pubblico assente; in ripresa, che suona davanti ad un pubblico seduto; in sorpasso, che suona in un club e in una citta' che ormai e' legata ai Marah come alle rane fritte, con un pubblico in piedi che balla, canta, si diverte e decreta il trionfo della band di Philadelphia (ora Brooklyn).
L’unico dei 3 concerti ai quali ho assistito, quelli dispari, con un legame tangibile tra artisti e audience. La musica dei Marah ti deve entrare nel sangue, emozionare, farti saltare, urlare. Devi essere pronto a ricevere quanto loro lo sono a dare.
Altrimenti non funziona.
La festa di Pavia e’ stata una serata indimenticabile, non fosse per l’alcool che ha cancellato 7 ore della mia vita. Fortunatamente quelle successive alla fine del concerto. Sara’ stato il Jack Daniels di Dave ma non importa. Era l’occasione giusta per festeggiare, non posso pensare ad una serata migliore. “Poteva andare ancora meglio” mi ha detto alla fine del concerto. “I don’t fucking care” e’ stata la mia risposta.
Friday, May 05, 2006
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1 comments:
Kyle, รจ un piacere leggere le tue impressioni... sempre.
A presto!
Un abrazo dai tuoi patagarrosi.
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